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pignoramento del conto

La Corte di Cassazione è tornata ad occuparsi dei crediti erariali, in relazione al termine di prescrizione applicabile all’esercizio del credito nel caso in cui non sia stata presentata, da parte del contribuente, opposizione alla cartella di pagamento.

Con l’ordinanza n. 930 del 17 gennaio 2018 la sezione V della Suprema Corte ha confermato l’indirizzo già espresso in precedenza dalle Sezioni Unite (con la sentenza n. 23397/2016) secondo cui la mancata opposizione alla cartella di pagamento non comporta la conversione della prescrizione quinquinnale in prescrizione ordinaria decennale. L’unica eccezione è rappresentata dall’ipotesi in cui la sussistenza del credito sia stata dichiarata con sentenza passata in giudicato oppure con decreto ingiuntivo non opposto.

Nel caso di specie la Cassazione riformava la pronuncia della Commissione tributaria regionale Lazio la quale aveva rigettato il gravame del contribuente, eccependo che il credito erariale, non essendo stato opposto, era soggetto alla prescrizione decennale.

Ai fini della validità della notificazione via pec l'agente di riscossione deve obbligatoriamente produrre in giudizio gli originali delle 2 ricevute di consegna e accettazione non avendo alcuna rilevanza giuridica la produzione delle copie di tali ricevute con conseguente annullamento delle cartelle poichè le copie non rispondono al requisito dell’integrità e dell’immodificabilità dell’art. 20 del D.Lgs. n. 82/2005. Sulla base del principio sopra indicato la CTP di Roma, con Sentenza n. 1715 del 26 gennaio 2017, ha affermato: che la validità della notifica a mezzo Pec è attestata rispettivamente dalla ricevuta dell’accettazione e da quella dell’avvenuta consegna, per cui, nel caso in cui vengano prodotte in giudizio, anziché i richiamati documenti informatici in originale, solo le stampe di dette ricevute, la relativa notifica Pec non può dirsi regolare,sia perché non sono in grado di comprovare quale atto effettivamente sia stato allegato al messaggio originale inviato al destinatario, sia perché trattasi di semplici fotocopie dalle quali non è possibile in alcun modo riconoscere l’originale. 

E’ nulla la notifica delle cartelle esattoriali dell’Agente della Riscossione senza il deposito in giudizio degli originali delle relate.

E' questo il principio espresso da una recente sentenza della commissione tributaria Provinciale di Lucca n. 260/2017 sul solco delle pronunce della Cassazione n. 5077/2017 e n. 4801/2017.

Nella sostanza, in caso di “formale” disconoscimento delle fotocopie delle relate di notifica depositate in giudizio dall'Agente di riscossione grava sull’ Agente stesso l’incombente processuale di versare in atti gli originali delle contestate relate.

In difetto, risulta non dimostrata la corretta notifica dei provvedimenti esattivi e pertanto il debito erariale “imputabile” a carico del contribuente deve essere annullato e ciò in ragione del più ampio principio espresso dalla cassazione 5077/2017 secondo la quale:

la copia fotostatica non autenticata si ha per riconosciuta […] ove la parte comparsa non la disconosca in modo specifico e non equivoco alla prima udienza ovvero nella prima risposta successiva alla sua produzione, mentre il disconoscimento onera la parte alla produzione dell’originale.

Cass. Civ. 7437/2017

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 7437 del 23 marzo 2017, ha riconosciuto il risarcimento del danno morale in favore del contribuente,  in caso di palese illegittimità della pretesa di pagamento. Nello specifico la Suprema corte di Cassazione ha ritenuto che, se il contribuente è costretto a impugnare una cartella esattoriale palesemente nulla, nonostante abbia fatto presente allo stesso agente della riscossione l’illegittimità della pretesa di pagamento, gli spetta non solo la restituzione dei soldi spesi per le cosiddette spese processuali, ma ha anche il diritto di pretendere il risarcimento del danno morale.

pignoramento del contoCome noto, dal primo Luglio 2017, l'attività di riscossione non verrà più esercitata da Equitalia Servizi di Riscossione S.p.a ma dal nuovo soggetto Ente Pubblico, Agenzia delle Entrate- Riscossione alla quale verrà devoluto il compito della gestione delle cartelle esattoriali, dei procedimenti in corso e della attività di recupero delle somme dovute dai contribuenti.

L'istanza di pagamento rateale non costituisce riconoscimento del debito! Una recente pronuncia della Cassazione, n. 3347/ 2017, Sez. Tributaria, ha sancito il principio in forza del quale, la dilazione di pagamento presentata dal contribuente ed accettata da Equitalia non comporta acquiescenza dei debiti fiscali dilazionati, quindi, anche dopo avere formulato la rateazione, gli stessi importi possono essere impugnati avanti al Giudice. Al puro e semplice riconoscimento, esplicito o implicito (….), non può essere attribuito l’effetto di precludere ogni contestazione in ordine all’an debeatur.

Il 31 marzo 2017 scade il termine ultimo per poter aderire alla cosiddetta rottamazione delle cartelle Equitalia per i debiti di natura tributaria e sanzioni amministrative.
Sicuramente si tratta di una opportunità da valutare al fine di ottenere importanti decurtazioni sul debito iscritto a ruolo, il quale, stralciato di interessi e sanzioni applicate, potrebbe diminuire anche del 40%.

5 anni per la prescrizione delle cartelle anche per crediti di natura tributaria: In vista dell’imminente termine per la rottamazione delle cartelle è opportuno segnalare ai contribuenti il recente intervento della Cassazione a Sezioni Unite del 17.11.2016 n. 23397, con il quale la Suprema Corte, ha definitivamente statuito il principio in base al quale, le cartelle notificate da Equitalia, anche per crediti di natura tributaria, si prescrivono nel termine breve di 5 anni posto che, alla stessa cartella, essendo atto amministrativo emesso dall’Agente di riscossione, non può essere attribuito valore di “giudicato” come nel caso delle sentenze, alle quali si applica invece il termine lungo di prescrizione decennale.

L’ANSA il 22 novembre 2016 ha pubblicato un’intervista all’avv. Barbuto dal titolo: “Studio Barbuto, in un’unica struttura l’assistenza a privati e imprese su fisco, banche e responsabilità medica.”

«Chi viene nei nostri studi trova prima di tutto una porta aperta e un aiuto concreto a problemi che all’inizio possono sembrare insormontabili».

Queste sono alcune delle dichiarazioni che l’avv. Barbuto ha rilasciato per ANSA sottolineando il proprio impegno per sostenere i cittadini e le aziende.

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