Diritto Penale

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Integra il delitto di appropriazione indebita il rifiuto del commercialista di fornire al cliente la documentazione ricevuta per assolvere al proprio mandato professionale.

Cass. Pen., Sez. II, 30 aprile 2014, n. 18027

Integra il delitto di appropriazione indebita il rifiuto del commercialista di fornire al cliente la documentazione ricevuta per assolvere al proprio mandato professionale in quanto costituisce comportamento che eccede i limiti del titolo del possesso. La finalità di ingiusto profitto, che deve necessariamente essere sussistente per la configurazione del reato, può individuarsi qualora il professionista, rimasto inadempiente ai propri obblighi, attraverso la condotta di trattenimento della documentazione abbia inteso non rendere evidenti le proprie omissioni, a cui sono conseguite verifiche tributarie e sanzioni in danno del cliente, persona offesa.

Cass. Pen., Sez. II, 30 aprile 2014, n. 18027

Arresti domiciliari, abitazione, pertinenze

Cassazione Penale – Sezione VI – 18 Ottobre 2013 n. 42819

In tema di evasione dagli arresti domiciliari, agli effetti dell’art. 385 c.p. deve intendersi per abitazione il luogo in cui la persona conduce la propria vita domestica e privata, con esclusione di ogni altra appartenenza che non sia di stretta pertinenza dell’ abitazione, e non ne costituisca parte integrante. Ne discende che il portico di uno stabile condominiale non può ritenersi di stretta pertinenza dell’abitazione privata ove l’imputato si trovi ristretto agli arresti domiciliari, poichè le stesse esigenze applicative connesse al regime cautelare degli arresti o della detenzione risulterebbero senz’altro frustrate da un allontanamento del soggetto dallo spazio strettamente definito dalla sua abitazione, sia pure per recarsi, per un breve tempo, in un luogo vicino ma frequentabile da una generalità di persone.

Cassazione Penale – Sezione VI – 18 Ottobre 2013 n. 42819

La condotta del pubblico agente che, utilizzando illegittimamente per fini personali il telefono assegnatogli per ragioni d’ufficio, produce un apprezzabile danno al patrimonio della P.A. o di terzi o una concreta lesione alla funzionalità dell’ufficio, è sussumibile nel delitto di peculato d’uso di cui all’articolo 314, comma 2, c.p.

Cass. Penale 2 Maggio 2013 n. 19054

Integra il reato di violenza sessuale la condotta di colui che prosegua un rapporto sessuale quando il consenso della vittima, originariamente prestato, venga poi meno a causa di un ripensamento ovvero della non condivisione delle forme o delle modalità di consumazione del rapporto, ciò in quanto il consenso della vittima agli atti sessuali deve perdurare nel corso dell’intero rapporto senza soluzione di continuità.

Cass. Penale, 3 aprile 2013, n. 15334