Giurisprudenza

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"La Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 11504/17 ha superato l'orientamento precedente in base al quale, l’assegno al coniuge economicamente più debole veniva valutato in base al tenore di vita dei coniugi goduto in costanza di matrimonio".

Il criterio attuale stabilito dalla Suprema Corte fa riferimento alla indipendenza o" autosufficienza economica" dell’ex coniuge per stabilire l’assegno di divorzio, requisiti che andranno valutati in base al «possesso» di redditi e di patrimonio mobiliare e immobiliare, alle «capacità e possibilità effettive» di lavoro personale ed alla « stabile disponibilità» di un’abitazione del coniuge richiedente l'assegno di mantenimento.

La Corte precisa ancora che: «il rapporto matrimoniale, con il divorzio, si estingue non solo sul piano personale ma anche economico-patrimoniale, per cui, determinare l'assegno di mantenimento in riferimento al rapporto pregresso ed alla dimensione economica del tenore di vita matrimoniale, finisce illegittimamente con il ripristinarlo.

Insidie stradali – Responsabilità P.A.  – Esclusione

La concreta possibilità per l’utente danneggiato di percepire o prevedere con l’ordinaria diligenza l’anomalia, vale ad escludere la configurabilità dell’insidia e della conseguente responsabilità della P.A. per difetto di manutenzione della strada pubblica.

Cass. Civ., Sez. III, 26 maggio 2014, n. 11660

Malattia terminale – Intervento chirurgico – Risarcibilità del danno

In tema di responsabilità medica, dà luogo a danno risarcibile l’errata esecuzione di un intervento chirurgico praticabile per rallentare l’esito certamente infausto di una malattia, che abbia comportato la perdita per il paziente della “chance” di vivere per un periodo di tempo più lungo rispetto a quello poi effettivamente vissuto. In tale eventualità, le possibilità di sopravvivenza, misurate in astratto secondo criteri percentuali, rilevano ai fini della liquidazione equitativa del danno, che dovrà altresì tenere conto dello scarto temporale tra la durata della sopravvivenza effettiva e quella della sopravvivenza possibile in caso di intervento chirurgico corretto.

Cass. civ. Sez. III, 27/03/2014, n. 7195

Impugnazione delibere assembleari

In tema di impugnazione delle deliberazioni delle assemblee condominiali, l’omessa convocazione di un condomino costituisce motivo di annullamento, e non di nullità, delle deliberazioni assunte dall’assemblea. Trova, dunque, applicazione in materia l’art. 1441 c.c., secondo il quale l’annullamento può essere domandato solo dalla parte nel cui interesse esso è stabilito dalla legge. Ne consegue che il condomino convocato – che tra l’altro, nella specie, era intervenuto all’assemblea accettando la discussione sul merito delle questioni trattate – non è legittimato ad impugnare la delibera per la omessa convocazione di altri condomini.

Cass. civ. Sez. II, Sent., 13-05-2014, n. 10338

Responsabilità – omessa diagnosi

In tema di danno alla persona conseguente a responsabilità medica, l’omissione della diagnosi di un processo morboso terminale, sul quale sia possibile intervenire soltanto con un intervento cosiddetto palliativo, determinando un ritardo della possibilità di esecuzione di tale intervento, cagiona al paziente un danno alla persona per il fatto che nelle more egli non ha potuto fruire di tale intervento e, quindi, ha dovuto sopportare le conseguenze del processo morboso e particolarmente il dolore, posto che la tempestiva esecuzione dell’intervento palliativo avrebbe potuto, sia pure senza la risoluzione del processo morboso, alleviare le sue sofferenze.

Cass. civ. Sez. III, Sent., 23-05-2014, n. 11522

Determinazione – Foro Competente

Il compenso per prestazioni professionali, che non sia convenzionalmente stabilito, è un debito pecuniario illiquido, da determinare secondo la tariffa professionale; ne consegue che il foro facoltativo del luogo dove deve eseguirsi l’obbligazione (art. 20 c.p.c., seconda ipotesi) va individuato, ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 1182 c.c., nel domicilio del debitore in quel medesimo tempo.

 

Risarcimento – Esclusione

All’illegittimo trattamento dei dati personali non consegue un’automatica risarcibilità, dovendo il pregiudizio morale o patrimoniale essere comunque provato secondo le regole ordinarie, quale ne sia l’entità ed a prescindere anche dalla difficoltà della relativa prova.

Cass. Civ., Sez. III, 3 luglio 2014, n. 15240

Non può invocare la responsabilità del custode nè ottenere il risarcimento dei danni il minore che, durante una partita di basket, pur ammonito dall’istruttore, si appenda all’anello del canestro dopo una schiacciata riportando lesioni a seguito del cedimento della struttura metallica.

Cass. Civ., Sez. Unite, 8 maggio 2014, n. 9936

Risarcimento danni

In tema di risarcimento dei danni alle cose provocati da un incidente stradale, il preventivo di spesa prodotto dal danneggiato, redatto in assenza di contraddittorio e non confermato dal suo autore, non ha valenza probatoria e non é idoneo ai fini della determinazione del quantum debeatur.

Cass. Civ., Sez. III, 13 maggio 2014, n. 10315

Insidie stradali

La concreta possibilita’ per l’utente danneggiato di percepire o prevedere con l’ordinaria diligenza  l’anomalia, esclude la configurabilita’ dell’insidia e della conseguente responsabilita’ della P.A. per difetto di manutenzione della strada pubblica.

Cass. Civ. 18.06.2013 n. 15196

Integra il delitto di appropriazione indebita il rifiuto del commercialista di fornire al cliente la documentazione ricevuta per assolvere al proprio mandato professionale.

Cass. Pen., Sez. II, 30 aprile 2014, n. 18027

Integra il delitto di appropriazione indebita il rifiuto del commercialista di fornire al cliente la documentazione ricevuta per assolvere al proprio mandato professionale in quanto costituisce comportamento che eccede i limiti del titolo del possesso. La finalità di ingiusto profitto, che deve necessariamente essere sussistente per la configurazione del reato, può individuarsi qualora il professionista, rimasto inadempiente ai propri obblighi, attraverso la condotta di trattenimento della documentazione abbia inteso non rendere evidenti le proprie omissioni, a cui sono conseguite verifiche tributarie e sanzioni in danno del cliente, persona offesa.

Cass. Pen., Sez. II, 30 aprile 2014, n. 18027

Arresti domiciliari, abitazione, pertinenze

Cassazione Penale – Sezione VI – 18 Ottobre 2013 n. 42819

In tema di evasione dagli arresti domiciliari, agli effetti dell’art. 385 c.p. deve intendersi per abitazione il luogo in cui la persona conduce la propria vita domestica e privata, con esclusione di ogni altra appartenenza che non sia di stretta pertinenza dell’ abitazione, e non ne costituisca parte integrante. Ne discende che il portico di uno stabile condominiale non può ritenersi di stretta pertinenza dell’abitazione privata ove l’imputato si trovi ristretto agli arresti domiciliari, poichè le stesse esigenze applicative connesse al regime cautelare degli arresti o della detenzione risulterebbero senz’altro frustrate da un allontanamento del soggetto dallo spazio strettamente definito dalla sua abitazione, sia pure per recarsi, per un breve tempo, in un luogo vicino ma frequentabile da una generalità di persone.

Cassazione Penale – Sezione VI – 18 Ottobre 2013 n. 42819